Fenomeni

Temporali autorigeneranti: perché in Liguria piove così forte

di Andrea Pingue · · 7 minuti di lettura

Chi vive in Liguria conosce bene l'autunno delle allerte. In poche ore, su un'area di pochi chilometri, possono cadere quantità di pioggia che altrove si misurano in mesi. Spesso il responsabile è un tipo particolare di sistema temporalesco: il temporale autorigenerante, chiamato anche «a V» per la forma che assume nelle immagini da satellite.

Un temporale che non si sposta

Un temporale normale nasce, scarica la sua pioggia e si esaurisce nel giro di un'ora, mentre il vento lo trascina altrove. Nel temporale autorigenerante succede una cosa diversa: nuove celle temporalesche continuano a formarsi nello stesso punto, controvento rispetto alle precedenti, mentre quelle più vecchie si spostano e si dissolvono. L'insieme sembra fermo, e la pioggia cade per ore sulle stesse valli. Visto dal satellite, il sistema ha la forma di una V con la punta rivolta verso il punto in cui le celle si rigenerano.

Gli ingredienti

Perché succeda servono più condizioni contemporaneamente, e il Golfo di Genova è uno dei posti in Europa dove si combinano più spesso.

  • Aria calda e umida dal mare. Con lo scirocco o il libeccio arriva verso la costa aria carica di vapore, soprattutto in autunno, quando il Mediterraneo è ancora caldo dopo l'estate.
  • Aria fredda e secca dalla Pianura Padana. Dai valichi dell'Appennino scende verso il mare un flusso freddo da nord, la tramontana. Dove incontra l'aria umida si crea una linea di convergenza, una specie di fronte in miniatura.
  • Montagne a ridosso della costa. In Liguria i rilievi salgono a centinaia di metri a pochi chilometri dal mare e costringono l'aria a sollevarsi, raffreddarsi e condensare.
  • Vento che cambia con la quota. Una forte variazione del vento tra il suolo e gli strati più alti organizza le celle e permette al sistema di durare a lungo.
  • Una situazione bloccata. Se un anticiclone sui Balcani rallenta il movimento delle perturbazioni, la linea di convergenza resta ferma per ore.

L'autunno del 2011

Il 25 ottobre 2011 un sistema di questo tipo si fermò tra le Cinque Terre, la Val di Vara e la Lunigiana. In sei ore caddero oltre 400 millimetri di pioggia: a Borghetto di Vara se ne misurarono 472, con un picco di 153 millimetri in un'ora. Le frane e le piene travolsero Vernazza, Monterosso e Borghetto, e le vittime furono 13.

Pochi giorni dopo, il 4 novembre, un nuovo sistema temporalesco si formò vicino al promontorio di Portofino e si spostò verso Genova. Nella zona di Vicomorasso caddero 180 millimetri in un'ora e diverse zone della città superarono i 100 millimetri orari. Il torrente Fereggiano esondò, anche perché il suo sbocco era ostacolato dalla piena del Bisagno, e morirono sei persone. Tre anni dopo, nell'ottobre 2014, un'altra alluvione colpì la Val Bisagno e causò una vittima.

Perché sono così difficili da prevedere

I modelli meteorologici riconoscono con anticipo gli ingredienti: l'aria umida, quella fredda da nord, la convergenza sul golfo. Il problema è la posizione esatta. Se la linea di convergenza si sposta anche solo di venti o trenta chilometri, il diluvio cade su un bacino diverso, o in mare. E nei piccoli torrenti liguri, con bacini ripidi e spesso coperti dalle città, l'acqua arriva a valle in meno di un'ora.

Per questo le allerte non indicano mai la strada o il quartiere che verrà colpito, ma zone più ampie, e possono sembrare esagerate quando il temporale si scarica altrove. È il prezzo da pagare per fenomeni che si decidono su scala di pochi chilometri.

Come li segnala Meteopatico

Meteopatico calcola un indice sperimentale, l'SRSI, che combina l'energia disponibile per i temporali con la variazione del vento tra il suolo e i 5.500 metri di quota, e controlla separatamente la pioggia intensa prevista dal modello: i temporali stazionari possono scaricare decine di millimetri in un'ora anche quando l'energia sul punto è modesta. In Liguria, quando l'indice o la pioggia prevista sono elevati e il vento al suolo arriva da nord mentre in quota soffia da sud, l'avviso cita esplicitamente la possibilità di temporali autorigeneranti. Per la costa si guarda anche il CAPE sul mare davanti, dove l'aria umida da sud accumula energia. È uno strumento in fase di sviluppo, non validato su dati osservati: le uniche allerte valide sono quelle della Protezione Civile e del centro funzionale regionale.

Cosa fare in caso di allerta

Le indicazioni della Protezione Civile sono semplici e valgono soprattutto nei piccoli bacini: non scendere in cantine, garage e sottopassi, non attraversare ponti o strade allagate, non spostare l'auto se l'acqua sta salendo e raggiungere i piani alti degli edifici. Pochi centimetri di acqua in movimento bastano a far perdere l'equilibrio a una persona o a trascinare un'automobile.

Fonti

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