Economia

Quanto vale una previsione del tempo: come il meteo muove l'economia

di Andrea Pingue · · 7 minuti di lettura

Il tempo decide quanta energia consumiamo, quando si raccoglie l'uva, se un aereo parte in orario e quante bibite si vendono in una settimana di luglio. Per questo le previsioni meteorologiche non sono solo un servizio per chi deve scegliere se prendere l'ombrello: sono un'infrastruttura economica, come le strade o la rete elettrica.

Quanto pesa il tempo

Lo studio più citato su questo tema riguarda gli Stati Uniti. Nel 2011 un gruppo di ricercatori guidato da Jeffrey Lazo, pubblicando sul Bulletin of the American Meteorological Society, ha stimato che le normali variazioni del tempo, senza contare le catastrofi, possono spostare l'attività economica fino al 3,4% del prodotto interno lordo: circa 485 miliardi di dollari l'anno sul PIL del 2008. I settori più sensibili risultano l'estrazione mineraria e l'agricoltura, mentre commercio e servizi lo sono molto meno. Per l'Italia non esiste una stima altrettanto nota, ma la struttura del problema è la stessa.

Energia

La domanda di elettricità segue la temperatura: d'inverno salgono i consumi per il riscaldamento, d'estate quelli dei condizionatori, con i picchi nelle ondate di calore. Chi gestisce la rete deve prevedere quanta energia servirà ora per ora e ha bisogno di previsioni accurate per non trovarsi senza riserve. Con la crescita delle rinnovabili il legame si è fatto ancora più stretto: la produzione dei pannelli solari dipende dalle nubi e quella delle pale eoliche dal vento. Una previsione sbagliata di qualche ora sul passaggio di un fronte può cambiare i prezzi sul mercato elettrico del giorno dopo.

Agricoltura

Per chi coltiva, il calendario è dettato dal cielo. Una gelata prevista con un giorno di anticipo permette di attivare le difese antibrina; una finestra asciutta di tre giorni decide il momento della fienagione o della raccolta; le piogge e l'umidità guidano i trattamenti contro le malattie delle piante, come la peronospora della vite. Anche l'irrigazione si programma meglio sapendo se pioverà, con un risparmio di acqua ed energia.

Trasporti e logistica

Le compagnie aeree pianificano rotte e carburante in base ai venti in quota, le navi scelgono percorsi che evitano le mareggiate, e chi gestisce strade e autostrade programma lo spargimento del sale prima delle gelate e della neve. Anche la logistica delle consegne tiene conto delle previsioni: un'allerta per neve o temporali significa ritardi, mezzi fermi e costi da riorganizzare.

Commercio e turismo

Le vendite di gelati, bevande, abbigliamento e prodotti stagionali seguono la temperatura, e la grande distribuzione usa le previsioni per decidere quanta merce spostare nei punti vendita. Nel turismo il tema è delicato: in Italia gli operatori si lamentano periodicamente di previsioni troppo pessimistiche, che a loro dire allontanano i visitatori anche quando il maltempo sarà breve o locale. La risposta non è addolcire le previsioni, ma comunicarle meglio: dire dove e quando pioverà, e con quale probabilità, invece di un generico simbolo di pioggia sulla giornata intera.

Assicurazioni e finanza

Esistono strumenti finanziari legati direttamente al tempo. I derivati meteorologici, scambiati su mercati regolamentati dalla fine degli anni Novanta, permettono per esempio a un'azienda energetica di proteggersi da un inverno troppo mite, che ridurrebbe le vendite di gas. Le polizze parametriche, sempre più diffuse in agricoltura, pagano automaticamente quando una grandezza misurata supera una soglia, come i millimetri di pioggia o i giorni di gelo, senza bisogno di una perizia sul danno.

Il valore delle allerte

Il beneficio più grande delle previsioni si vede negli eventi estremi. Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, bastano 24 ore di preavviso di un evento pericoloso per ridurre i danni del 30%. Nel 2022 l'ONU ha lanciato l'iniziativa Early Warnings for All, con l'obiettivo di proteggere entro il 2027 tutta la popolazione mondiale con sistemi di allerta precoce, quando circa metà delle persone ne era ancora priva. Il costo stimato, circa 3 miliardi di dollari in cinque anni, è piccolo rispetto ai danni che può evitare.

Come si decide con una previsione incerta

Una previsione non dice mai che cosa succederà con certezza, ma con quale probabilità. Gli economisti e i meteorologi usano da decenni un ragionamento semplice, detto modello costo-perdita. Proteggersi ha un costo certo; non proteggersi espone a una perdita possibile. Conviene proteggersi quando la probabilità dell'evento supera il rapporto tra costo e perdita.

Facciamo un esempio. Un agricoltore può coprire un frutteto contro la grandine spendendo 300 euro; se la grandinata arrivasse senza protezione perderebbe 2.000 euro di raccolto. Il rapporto è 300 diviso 2.000, cioè 0,15: gli conviene proteggersi ogni volta che la probabilità di grandine supera il 15%, anche se nella maggior parte dei casi la grandine poi non arriverà. Allo stesso modo, a chi organizza un matrimonio all'aperto conviene prenotare un tendone anche con una probabilità di pioggia del 20–30%, mentre per una passeggiata di un'ora l'ombrello serve solo se la probabilità è alta.

È per questo che le probabilità sono utili: permettono a ciascuno di decidere in base ai propri costi. Ne parliamo più in dettaglio nell'articolo su cosa vuol dire «60% di probabilità di pioggia».

Fonti

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